Il Capriccio

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Nessun essere umano non è esente nel essere stato definito ” un bambino capriccioso ” dal genitore, sorella. Il capriccio è un atteggiamento naturale del comportamento umano e si manifesta per la prima volta verso l’età dei 18 mesi. Tutti sono convinti che esso appartenga solo al bambino e poi si vada a sbiancare con il passare del tempo. Da un punto di vista psicologico, i passaggi dovrebbero seguire questa strada, ma non è affatto così, sopratutto nella società odierna. Il capriccio si manifesta nell’uomo come una  naturale fase di sviluppo, perché prelude  al fatto che ogni essere umano ha bisogno della sua stagione per maturare. È proprio qua la sua origine, il capriccio aiuta le successive fase di sviluppo neuropsicologiche, ossia regola il conflitto tra positivo e negativo di ogni fase di crescita, seguendo la parte di maturazione positiva e matura del processo di crescita.

Questa naturale espressione dell’identità infantile si esprime quando il bambino padroneggia bene il suo corpo, ha una buona percezione del suo Io all’interno del nucleo famigliare, riconosce il suo agire come proprio, ma non ancora la reazione della azione stessa, inizia a parlare,  ed è teso ad aumentare di molto,  nel caso arrivasse un’altro membro della famiglia ( fratellino, sorellina ). In questo caso un normale capriccio si trasforma in un altra forma di espressione dei sentimenti intimi quello vicino alla gelosia. Sempre  più genitori affrontano oggi la genitorialità a catena, senza mai contare il profondo disaggio che il primo figlio subisce in tal caso. In queste situazioni il capriccio non è più una naturale fase di sviluppo, ma una battaglia a volte silenziosa oppure ben manifestata, della conquista del genitore, del suo amore, affetto, attenzione.

La settimana scorsa, la testimonianza di una nonna che mi raccontava la telefonata appena conclusa con la figlia: e qua siamo con una differenza di età di 7 anni tra fratelli; la bambina grande ha detto al fratello di 4 mesi: Mi hai rubato la mamma, adesso vuoi rubarmi anche il papa!!!! Immaginiamoci i  bambini piccoli, che non sono nemmeno in grado di capire le dinamiche e tantomeno goduto dell’esclusivo amore dei propri genitori.

Il capriccio come naturale fase di sviluppo non è facile gestirlo,  perché impegna molto il genitore e tende a perdurare nel tempo, anche anni. C’è un problema vero in questa gestione, che determina comunque tutte le altre fase di crescita; esso viene affrontato dal genitore o chi si prende cura per di più del bambino, nel modo in cui si è agito e introiettato su se stesso.  Questa particolare manifestazione del comportamento assimentrico nella diade oppure triade, sul bambino  ha un influenza vitale; se ben gestito, allora esso ha una fase  di inizio, tesa a toccare il apice perché il bambino mette alla prova il proprio genitore, testa il sentimento d’amore con questo atteggiamento e dopo tende a far proprio ciò che gli viene insegnato; mal gestito non è semplice definirlo, perché siamo sempre ai problemi ontologico- filosofico ” cos’è bene e cos’è male “? , possiamo solo dedurre che il capriccio gestito male è l’espressione dei comportamenti del bambino dentro e fuori casa, come: un bambino piange troppo per ogni cosa chiede, è violento nel momento in cui non le viene dato la richiesta fatta, non riesce a famigliazare con il nido, la scuola, ogni separazione della mamma/ papà è tragicamente vissuta, è troppo introverso, gioca poco, è troppo passivo perché come medicina gli si viene dato la possibilità di usufruire di televisore, altri dispositivi elettronici perché lo tiene buono e poco scomodo ecc. Questi  solo alcuni comportamenti che si possono definire dannosi per il bambino stesso, ma anche per che si occupa di lui.

Il capriccio da un punto di vista psicologico regola è insegna il controllo, la pazienza, le regole, aspettare il proprio turno, gestire il fallimento, insegna il rispetto dell’altro e della persona stessa. Gli atteggiamenti enunciati sopra sono vitali e fondamentali per ogni essere umano, in ogni manifestazione della propria vita. Gestito male il capriccio, con la violenza, oppure con troppo permissivismo danneggia in grave modo la percezione del mondo reale e interpersonale. Ecco per quale motivo ho detto all’inizio che il capriccio non appartiene solo al bambino, perché se non risolto nella fase iniziale e naturale di crescita, si porta poi in tutte gli  altri momenti  e periodi della vita, dove però non è ammesso, perché non specifico e riconosciuto a livello sociale. L’individuo si troverà a sua insaputa, a cercare qualcosa che non è riuscito a soddisfare nella propria vita, cioè l’amore esclusivo, edipico della propria mamma, papà. Capite bene che il comportamento da adulto, diventa una sindrome vicino a quella di Peter Pan, che non solo diforma  la realtà intorno a se, ma causa disturbi di personalità, incapacità di acquisire un buon livello di autostima, di sapersi relazionare agli altri  e con gli altri  in modo coretto e empatico, di seguire degli obbiettivi concreti ECC. Si è nella ricerca del tempo perduto di Marcel Proust.

Grazie.

Lilina.

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