L’ascolto della musica

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La musica intesa come suono di uno strumento è, la melodia che sprigiona un determinato oggetto quando viene in contatto con la forza di una  parte del corpo dell’uomo: infatti non solo con le mani si può suonare, ma anche con la bocca attraverso il soffio, con il piede. Da sempre, dagli esordi la musica ha avuto un effetto catartico sull’uomo, essa tocca corde dell’anima, di un vissuto di ogni uno di noi e ci mette in sintonia, pur essendo circondati dal rumore armonico di essa, in silenzio con il nostro corpo- anima- mente.

La musica non agisce solo sullo stato d’animo dell’uomo e lo modificata, ma  ha un effetto di benessere anche sugli animali, sconvolgente le ultime ricerche nel campo e la testimonianza di agricoltore di come le mucche danno più latte ascoltando musica; ancora più sorprendente l’impatto sul mondo vegetale, ricerche fatte dal musicista Giuseppe Vessicchio  e la scommessa di un viticolture ne fare ascoltare  Mozart alle sue vigne; molte altre ricerche e nemmeno tanto recente invitano le mamme in gravidanza di fare ascoltare  della musica sopratutto quella classica,  al bambino nella pancia.  Il bambino dopo i sette mesi sente quello che succede nel mondo esterno attraverso la voce della mamma, ed è stato dimostrato come un neonato riconosce la voce della propria mamma rispetto la voce di un altra donna, attraverso i battiti cardiaci. Dunque la musica è anche per loro un modo di relazionarmi con l’esterno  e di associare  un emozione.

L’armonia che emana il mondo della musica dona un senso di pace e silenzio, a un mondo tanto frenetico e sincopato. E da molto tempo che l’educativo a studiato il suono e l’impatto che esso ha suo corpo. Martha Graam agli inizi del 900′ studia il movimento del corpo, il più antico linguaggio  che l’uomo ha utilizzato per esprimersi e comunicare con gli altri, e scopre come movimento e suono sono due elementi importanti che incontratesi, diventano modo di liberarsi di pesi emotivi gravi, ingombranti. Il suono penetra nei spazi più profondi della mente, ed è cosi forte emotivamente, che da via a dei movimenti del corpo che sintonizza quest’ultimo con il proprio inconscio. Mente e corpo comunicano forse per la prima volta, e l’armonia che si ritrova apre delle piccole finestre sul nostro passato più torbido. Esprimersi attraversi la musica a volte risulta più facile che con le parole, perché le parole sono mancini nei nostri cuori e tirargli fuori risulta difficile. Essa da la possibilità di elaborare dei lutti trovando anche da soli la chiave di lettura, o almeno un modo di liberarsi dai momenti di stress quotidiano.

I più grandi musicisti del mondo Mozart, Beethoven, Puccini la loro genialità sta nel aver capito questo effetto di rinascita, che il suono offre. L’intensità del suono offre all’essere la possibilità di vivere uno stato d’animo nella suo essenza più pura, più primordiale e rende consapevoli della fragilità e effimerità della vita.

Perché la musica classica rimane ancora tra i teatri, saloni più esclusivi del mondo? Solo perché è carissima?

Perché richiede cultura affinché essa va capita, vissuta. E’ la cultura non è questione di momento, ma di riflessione, i ricerca di senso, di lettura, di compressione delle cose e non solo di lettura. Poi il costo ha il suo peso, perché ad esso è correlato anche un determinato modo di vestirsi, di porsi, di essere.

Ascoltate la musica, non rompete quella sottile barriera di comunicazione con la nostra Atlantide. Essa è il colore per eccellenza, l’arcobaleno che ti appare dopo ogni pioggia estiva. Pensate che nella religione ortodossa dopo un lutto, la musica non va ascoltata per un anno. Essa è intesa come momento di distrazione e profondo imprecazione per il defunto. Invece bisognerebbe distinguere tra suono e suono. Ma sappiamo bene che la tradizione non è religione, neanche quando queste assurde regole vanno imposte dai preti.

Grazie.

Liliana.

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