Nuovi paradigmi pedagogici per una società sempre più in transito

IMG_0360Alla tregua di una imponente mediatizzazione dei reality show, cronaca, social network, tecnologia di ogni tipo, la pedagogia e l’educazione, dove con la prima si intende teorie, metodologie applicate in ambito didattico, e con la seconda lo sviluppo globale dell’individuo, dovrebbero sbarcare in campo, ossia nei contesti sociali che più influenzano l’IO COLLETTIVO e promuovono stili di vita e comportamenti stolti/dannosi al corretto modo di crescere e maturare.

Siamo nell’era in cui i stili educativi si devono apprendere dai media, che hanno un forte impatto emotivo sull’individuo. Calarsi in questi  contesti contribuisce nel poter osservare/ascoltare/comunicare con i stessi linguaggi, per poter poi creare nuovi paradigmi educativi che modulano la persona a un vero pensiero critico, ossia saper distinguere tra ciò che è buono e utile, e ciò che appartiene al goliardico, alla finzione. I media, la pubblicità, i social sopravvivono perché inducono attraverso la sublimazione nuovi comportamenti alla società, senza che essa ne sia consapevole.  Esempio: Quando noi abbiamo mal di testa, non prendiamo più la tachipirina, ma il momendol, tachidol e altri medicinali, che con forza entrano nelle nostre case e vita, finché sotto soglia, inconsapevolmente diventano comportamenti automatici in termini di consumo e utilizzo.  Davanti al farmacista chiediamo tali medicinali, oppure diciamo: dateci quei miracolosi medicinali che tanto fanno la pubblicità in televisione: consumatore e produttore sono in totale interdipendenza.

Chi promuove educazione sociale, didattica, della devianza, speciale ( della disabilità ) non può più fermarsi ha operare all’interno dei muri istituzionali, ma devono scendere in campo, conoscere il territorio e il contesto sociale più ampio, iniziando dal basso, ossia dai parchi di gioco, dalla parrocchia, dalle associazione, dalla tv, dai social, cronaca, vicinato. Piccoli medicine per piccoli dolori.

E’ importante utilizzare linguaggi semplici, metodologie immediate, facilmente reinventate e adattate, donare all’individuo il potere di essere padrone della sua vita, delle sue scelte, promuovere il pensiero critico. I più grandi pedagogisti di strada ( Don Milani, Don Bosco ) non erano affatto pedagogisti  professionali, ma grandi osservatori e amanti del mondo. Questi due ingredienti servono nel processo d’educazione, a qualsiasi livello essa si compiesse:  AMORE E CAPACITA’ D’OSSERVAZIONE DI UN INSIEME DI FATTORI IN INPUT, CHE DANNO VIA AD ALTRETTANTI PROCESSI IN AUT-PUT.

IL MONDO DI OGGI E’ COLPEVOLE DI QUESTO REATO IMPERDONABILE, NON SAPER PIU’ POSSEDERE QUESTE DUE COMPETENZE E CAPACITA’ INNATE NELL’INDIVIDUO. Innato non significa scontato, immediato ma educato affinché . . . La laurea, la professionalità da volto a strutture sociale più complesse, di cui non possiamo fare  a meno, ma l’educazione plasma/modula lo spirito, il controllo, affina l’astuzia, l’intraprendenza.

Grazie.
Liliana.

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