Bambini di cristallo

IMG_0458Il mondo del bambino è un mondo meraviglioso ma molto insidioso, laddove il processo di crescita venisse per qualche motivo interrotto da eventi traumatici, come lutto, separazioni, violenze fisiche oppure psicologiche ecc. Il bambino ha la capacità di interagire direttamente con il mondo esterno sin dalla nascita, anche se non in modo esplicito, ma intorno ai tre mesi lui ha la capacità di sintonizzarsi emotivamente relativo al clima famigliare. La complessità dell’essere umano deriva e inizia in età cosi precoce, in quanto il mondo emotivo inizia a formarsi molto presto ed esso è risultato di un insieme di fattori multipli e differenti. La relazionalità del bambino con il mondo esterno avviene nei primi momenti a livello emotivo e nello specifico avviene tra oggetti primari e l’esterno. Quindi il mondo emotivo dell’essere negli albori è puramente biologico e poi ulteriormente diventerà psicologico.

Purtroppo e per fortuna questi  sviluppi naturali del bambino è positivo, quando esso cresce in un ambiente sano e prova benessere nel essere parte integrante di un sistema amorevole e protettivo, è negativo, quando molti genitori rifiutano l’idea di queste intelligenze del bambino e per molto tempo l’ho educa per gran parte dell’infanzia alla sedentarietà, iperprotettività, separazioni forzate  motivate dal lavoro oppure di natura famigliare, convinti che quest’ultimo sia uno spettatore che non paga il biglietto d’ingresso. Vedo bambini tristi, violenti, annoiati, incapaci di padroneggiare il proprio corpo e il movimento, sempre più tardivi nel tolgiere il pannolino, poca capacità di  attenzione verso un focus, ecc. Al mio stupore mi si risponde che ” è piccolo ” ” avrà tempo “. Quindi i genitori non hanno capito che il processo di sviluppo è naturale e va solo stimolato, anche solo lasciandolo esplorare il terreno circostante senza essere necessariamente vegliato.

Ho notato come la genitorialità sia molto difficile toccarla, perché scatto subito un meccanismo di difesa e di rifiuto. Sul territorio sempre più associazioni, Parrocchia organizzano incontri con i genitori, toccando argomenti importanti dello sviluppo del proprio figlio. Quelli più partecipati sono quelli precedenti al parto. La coppia è più incline ad ascoltare/interessarsi / incontrare altre realtà e sono propensi allo scambio attivo d’informazione. Dopo la nascita del bambino c’è ancora un periodo di tempo attivo socialmente, poi dopo questa fase di moratoria succede un qualche cosa che raffredda moltissimo questo interesse. In problema nasce dal fatto che i genitori mollano la presa, proprio nei momenti più importanti della vita del bambino. Il nido, i nonni, la baby-sitter diventano la voce della verità e la giusta mediazione per una crescita sana e felice. I comportamenti che i figli mettono in atto, l’unico modo di esprimere il disaggio oppure la felicità non vengono mai letti, anzi non c’è la capacità emotiva e critica  del genitore di interpretare lo stato di benessere del proprio figlio. Mordere, essere irrequieto, capriccioso, violento, fisso davanti al computer, pigro non sono segnali di preoccupazione, anzi entra tutto in un normale scorrimento del tempo e della crescita.

Questa battaglia verrà vinta secondo me solo attraverso un movimento sociale, che con il tempo verrà associato e assimilato a livello culturale. Promuovere il dubbio nella mente di un genitore sarebbe già qualcosa, per mettere in atto azioni positive per il proprio bambino. Rimediare nell’età della crescita non è affatto difficile, diventa difficile e ostico quando meccanismi di funzionamento emotivi sono diventati inconsci e meccanici. Il cambiamento si mostrerebbe come un ostacolo molto grande sia per il bambino, sia per il genitore. Il senso del fallimento da entrambe le parte ha un sapore molto forte e si finisce che presto ci si arrende.

In bocca lupo bambini!

Liliana.

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