Bisogno d’integrazione

L’Italia, per la sua struttura e posizione geografica da sempre è stata terra da conquistare e conquistatrice. Molti popoli hanno trovato stanzialita su questa terra, dai più antichi tempi:  porti, clima, colline, ricchezza, l’ingenegneria, le strutture architettoniche, il cibo sono mette che anche oggigiorno attirano moltissimi turisti, ma anche molti popoli che per motivi politici, economici, culturali sono nella ricerca di una vita migliore. Gli anni 60′ segnati dell’inizio  del boom economico e uno dei più prosperi tempi del XX secolo, ha dato vita a movimenti sociali e culturali  come, il femminismo, il massiccio spostamento di interi gruppi sociali dal sud al nord, e l’introduzione delle tecnologia. Questi intrecci di stili di vita, unitosi al benessere economico, permisero alle famiglie italiane di vivere veri periodi d’oro, che nel loro insieme verso gli anni 80′, necessitavano il bisogno urgente di aiuto per la gestione del ménage domestico, figli, anziani della famiglia. Le prime immigrazioni furono di tipo religioso, ossia da quelle lontane terre dove Italia in passato avevano colonie, come Capo Verde, poi seguito da un intenso movimento est Europeo.

Tempo tre decenni Lo stivalo più famoso del mondo diventa, un territorio multiculturale e misto. Il bisogno di integrazione è necessaria e urgente. L’integrazione è il processo culturale e sociale che permette di mantenere e partire dalla propria identità,  per arrichiersi ulteriormente di nuove stili di vita. Essa avviene in maniera graduale e dipende dall’intenzione e intelligenza della persona lasciarsi andare a nuove conquiste. Imparare la lingua della terra ospitante, frequentare ambiti sociali ampi, lavoarare, fare nuove amicizie sono i passi che seguono questa nuova fase della propria vita.

L’ineguateza, un basso livello di autostima, il razzismo, la marginalizzazione, l’isolamento, il livello scolastico sono fattori che influenzano e dai quali dipendono in modo reale la capacità di appropritasi di nuovi abiti culturali, senza per questo abbandonare le radici delle origini. Lavorare in modo costruttivo con gli immigrati significa possedere una cultura dell’integrazione, che garantisce loro una degna accoglienza, possibilità di imparare la lingua, possibilità di sostegno alle enormi difficoltà che incontrano in un paese diverso, frequentare ambienti fisici di crescita e sviluppo della persona, dare vita a luoghi di aggregazione dove le loro storie sono storie che permettono la possibilità di elaborazione di lutti e dolori che avvicinano loro in una sofferenza nazionale e condivisa. Dare voce a progetti educativi in un ottica d’integrazione,  evidenzia il necessario bisogno d’unione di tutte le istituzioni proposti all’educazione e di una fitta collaborazione con gli enti non profit sul territorio, come associazioni, centri d’incontro, parrocchie.

Perché un popolo ospitante dovrebbe sostenere un intenso e condiviso sostengono al fenomeno d’integrazione?

Perché il benessere di un popolo si misura anche dalla sua apertura mentale e culturale verso gli altri. Non oggi, però. . . .  La televisione, i media, i social, le testate giornalistiche hanno dato vita a una distorta visione dello straniero in Italia. Esso è caratterizzato nell’immaginario comune del cittadino italiano come il negro, sporco, ladro, stupratore, scassa fatica che vuole solo prendere e nulla dare. La crisi finanziaria mondiale ha peggiorato la situazione, quando ha intaccato il mondo del lavoro e le risorse economiche della famiglia. Garantire o almeno provare a garantire una degna ospitalita alle persone, migliora l’intesa tra i differenti popoli stanziati su un territorio. L’intesa comporta benessere e collaborazione condivisa a livello sociale e culturale. Il razzismo invece nuoce gravemente alle persone, anche se il odio prima si sperimenta nell’anima e poi diventa azione contro . . . . Qualcuno.

Bisogno d’integrazione è il segreto che in una società sgretolata come quella odierna, segnata dalla depressione collettiva, consumismo, individualismo, multiculturalita ci garantisce una sopravvivenza umana. Educare i popoli a vedersi come persone e non come appartenenze plurime, significa sconfinare i muri rocciosi delle anime di ogni essere umano. La fede religiosa potrebbe tornare utile in questa dimensione educativa multiculturale, in cui Dio dichiara il suo amore per il peccatore e la forza del perdono come redenzione.

Grazie.

Liliana Manea.

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