Cosa si nasconde dietro ad un suicidio

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Il suicidio di Anthony Bourdain ha suscitato stupore, non tanto perché il compagno dell’attrice Asia Argento ma per il personaggio che rappresentava: un uomo colto e lungimirante che ha portato la cucina in televisione e tesa a diventare ” un affare mondiale “, chef famoso, scrittore di libri di cucina e due gialli, gastronomo, vanta anche diversi articoli su giornali americani di fama straordinaria come il New York Times. Possiamo affermare che all’età di 62 anni, che gli avrebbe compiuti il 25 giugno è stato un uomo di successo, ma un male interiore lo ha consumato fino alla decisione tragica presa il 8 giugno scorso, quella di suicidarsi.

Cosa si nasconde dietro ad un suicidio?

Abbiamo appena descritto la carriera magnifica di un uomo che in apparenza ne era contento della propria vita, eppure dopo i duri attacchi social alla compagnia Asia Argento ne viene fuori che ” lui soffriva per colpa dei suoi demoni “. Un amica in comune dei due ha scritto sui social in difesa dell’attrice, che appunto esso soffriva dei suoi demoni e spesso ignorava i consigli dei medici.

Questo suicidio di fama mondiale descrive come l’uomo è ” famoso, vip, ricco, intraprendete, con una ricca vita sociale ” ma le fragilità, debolezze, paure sono comune alla specie umana. Osserviamo che esistono tre tipi di suicidio:

  • quello in cui si decide di mettere fine alla propria vita, come A. Bordain
  • quello che avviene per forti sensi di colpa, spesso dietro ad aver commesso un omicidio oppure qualcosa di grave
  • quello che porta il soggetto ha condurre una vita pericolosa ( alcool, droga, guida spericolata in stato alterato, aggressioni verso gli altri ecc ).

Il sintomo che accomunano le dinamiche del suicidio è : il malessere psichico che difforme la realtà, la percezione delle cose, oscura la mente e il potere del giudizio. Il malessere, come un insieme di altri sentimenti tinti di grigio scuro che rimandano impulsi e sensazioni di terrore nella mente della persona. Il malessere psicologico ha un impatto durissimo sul corpo, ossia persona come biologico. Quando la nevrosi, ossessione, disturbo sono cosi intense e creano forti tensioni a livello emotivo, le persone intorno se n’è accorgono perché il corpo diventa parola ( la bulimia, l’anoressia, autolesionismo, la dipendenza da droghe pesanti ) sono malattie – segnalo che mettono in allerta chi ci sta vicino. 

Ci sono ricerche che hanno osservato soggetti predisposti al suicido e che sostengono che non sono coloro nominati prima. Le persone che soffrono di gravi disturbi hanno una capacità di resistenza incredibile e sono fortemente aggrappati alla vita.  Proprio queste loro caratteristiche fanno di loro individui che riversano la loro fragilità sul corpo ed è visto come un grido d’allarme per il mondo esterno. Chiedono aiuto, si vogliono salvare. La psico terapia si serve molto di laboratori psico educativi ( perché l’educativo introduce modelli, stili di vita che possono diventare paradigmi di vita appressi ) e l’elemento su cui si lavoro in principale è il corpo. Musico terapia, danzo terapia, teatro, la relazione con gli animali  sono discipline che sostengono la presa in cura della persona e lavorano sulla presa di coscienza del proprio corpo. Elemento  importante in queste discipline è il gruppo, esso agisce inconsciamente sulla psiche e rende il ” trattamento ” più lieve. 

Tratterò in futuro tutti i tre tipi di suicidio.

Grazie.

Liliana Manea.

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3 pensieri riguardo “Cosa si nasconde dietro ad un suicidio

  1. la filosofia indiana delle Upanisad ha forme di autolesionismo che giungono fino al suicidio.

    In questo caso si tratta di volonta’ di affermazione della propria liberta’ intellettuale nei confronti della costrizione istintuale da parte della natura fisica dell’essere umano.

    I cosiddetti “santoni”, i “fachiri”, praticano forme di autolesionismo e immersione in una sfera interiore che giunge fino all’annullamento dell’istinto di sopravvivenza.

    Non ho letto direttamente le Upanisad. Quelle che ho, sono tradotte malamente da qualche gruppo di “mistici” indiani, e francamente mi sembrano molto rimaneggiate in funzione di cio’ che vogliono affermare. Infine ne tradiscono lo scopo.

    Il filosofo A.Schopenhauer, nel suo libro “Il Mondo come Volonta’ e come Rappresentazione”, tratta del suicidio nell’ultima sezione del trattato, e tratta anche ampiamente della filosofia indiana, mediandola attraverso i canoni di ragionamento della filosofia occidentale.

    Volevo soltanto integrare l’elenco di cui sopra, con questo caso che ho descritto, assai strano da comprendere, per i nostri schemi “occidentali” di ragionamento.

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    1. Non conoscevo l’esistenza di una tale filosofia che arriva fino al suicido per rivendicare il diritto di libertà intellettuale. L’osservazione psicologica che volevo fare con il mio articolo voleva essere come la sofferenza psichica non abbia confini oppure strutture sociali a cui aggrapparsi. La ricchezza oppurea la povertà economica non sono determinanti nel sopportare un lento e silenzioso trascinarsi verso la morte. Eppure i soldi danno la possibilità accedere a cure migliori, in luoghi e spazi eleganti, con i migliori medici sul mercato, poi chiudere casa e andare a viaggiare, lavorare . . . In somma poi fare quello che voi, invece il dolore è come la morte non fa sconti a nessuno e ti eguaglia nella dimensione del effimero. Grazie sig Cormi. Liliana

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