Immigrato

Viviamo tempi politici e sociali in cui la parola ” immigrato ” e di conseguenza la sua accettazione è poco gradita. Ci sono diversi precedenti del fenomeno dell’immigrazione in Italia. Prima fra tutto la divisione stessa dell’Italia in differenti regno e granducato, poi l’epoca dell’industrialismo che portò ad un massiccio spostamento via mare verso sud America, poi l’immigrazione dopo la seconda guerra mondiale per motivi di povertà assoluta, e adesso o almeno da un po’ di anni essa, l’Italia diventata porto di sbarchi dal Medio Oriente di diversi popoli, che fugono dalla guerra oppure in cerca di un futuro migliore.

Le vicende politiche, volute dal popolo italiano con la scelta della forza politica votata, ha deciso in parte anche il futuro dell’immigrato. È la scelta è quella della linea dura verso colui che viene in Italia. Ma i media portano lo stesso movimento politico e sociale anche in Germania, dove la canceliera Merkel ha problemi con il suo ministro dell’interno riguardo le porte aperte ai migranti; sabato il presidente francese Macron ha preferito parlare con  Conte sul problema immigrazione e non con Salvini. Quindi il vecchio continente ci si chiede se il problema dell’immigrato è solo Italiano oppure tutti gli europei non sono più così accoglienti come prima.

Da cittadina del mondo, quindi non nazionalista dico che questo problema avrebbe dovuto essere osservato a lungo termine in termini politici e non solo, perché adesso si rischia il conflito tra stati. E non vorrei dire ma L’ISIS e lo stato islamico vuole questo, la guerra. La supremazia  e la cultura della democrazia europea dove sta adesso? il problema dell’immigrazione non è un problema è un problemone, forse per questo genuinamente si è voluto risolverlo con l’accoglienza. Ma si può mai pensare che tutta l’Africa si può spostare in Europa? E se si, essi sono d’accordo ad una vera integrazione e rispetto del paese dove alloggiano. Le periferie delle nostre città e non solo dicono un altra cosa. Sporcizia, traffico di droga, delinquenza, spari, degrado paesaggistico, promiscuità sono solo alcuni delle conseguenze di un fenomeno d’immigrazione non gestito bene e con un baso livello proficuo in termini di benessere per tutti, loro e il cittadino che accoglie. Che accoglie, accoglie un ospite e vorrebbe essere almeno rispettato, e questo processo di civiltà non sempre viene mediato.

La politica fa politica e scende in piazza solo quando si tratta di prendere voti, poi scappano come i topi e la gente si trova a dover affrontare  problemi serie e gravi sul territorio dove nessuno e tutti sono padroni. Questo atteggiamento si trasforma in razzismo, poi degenera in violenza. Nessuna persona umana in condizioni di degrado riuscirá mai coltivare il bello, l’arte, il rispetto, la solidarietà, ne straniero ne cittadino. Dare dignità significa anche avere coraggio di togliere qualcosa, per tornare dal colui che è invisibile da anni e ridargli la sua vita. E poi bisognerebbe anche cercare e volere di cambiare, e onestamente e senza nessuna critica pochissimi hanno e dimostrano voglia.

La pace nel modo è utopico e filosofico pensarla. Ma possiamo rimarginare i danni, siamo nell’epoca storica dov’è tutto è possibile. Il problema nasce dal fatto che non sarà un robot a promuovere la civiltà, la cultura della pace perché il robot avrà a che fare con persone umane. E essere umano significano tutto o niente, l’infinito delle possibilità e occasione sono in lui. Se l’infinito non ha forme geometriche e le tre risorse terrestre ( aria, fuoco, Aqua ) per costruire città galleganti allora bisognerebbe iniziare pensare un mondo moderno per tuttti, diritti per tutti attraverso l’educazione e tutto ciò che essa comprende come materia, ossia riempire e innalzare l’essere al rango di dignità.

Auguri a tutti per un futuro migliore!

Manea Liliana.

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