L’evoluzione della televisione

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L’inizio della televisione rappresenta un punto di svolta della società post – moderna. La televisione ha dato la possibilità  al mondo di sedersi sul divano e riposarsi, divertirsi, guardare un film ed emozionarsi grazie al trasfert, ricevere informazioni e notiziari. La breve storia di questo mezzo di comunicazione ha segnato un epoca ricca, spensierata, divertente ma anche l’epoca dei profondi cambiamenti culturali, politici, sociali ( la rivoluzione femminile, l’imponente debutto della tecnologia, stili di vita più sani ) e essa  ha raccontato tali passaggi. Nel bene o nel male l’immagine ha preso potere sulle nostre consapevolezze. Improvvisamente il piccolo mondo circostante percepito come unico è, diventato ampio e complesso. Emerge cosi la possibilità di sognare, evadere i limitati spazi fisici, desiderare la volontà di cambiare, la possibilità di trasgredire senza pregiudizi, mettere in discussione la propria condizione.  Una finestra sul mondo che partecipa alla ricostruzione sociale dell’uomo odierno.

Per molti anni la televisione veniva proposta al grande pubblico con la partecipazione di persone seri e competenti, e le trasmissioni erano un concentrato di concetti, idee, pensieri.  La capacità di intrattenere il pubblico senza mai appesantirlo, era il moto di base per una buona e sana televisione. Nonostante il trasgredire di certi personaggi c’era la possibilità di scelta.

Cosa racconta oggi la televisione?

Lasciando da parte il fatto dei social, essa è per di più spazzatura e non c’è la possibilità di scelta, perché l’omogenizzazione dei canoni individuali si rispecchiano fortemente in essa. Pochi sono i programmi culturali e interessanti ( Ulisse, Superquark, Presa diretta ) tutta l’altra fetta spetta ai reality, cucino mania, cronaca, sport, gossip.

Il vip, il famoso è stato rimpiazzato dal cittadino comune. Lo studio, il talento, le competenze, la meritocrazia lascia spazio al nulla, al vuoto culturale.

La preoccupazione socio – psicologica non è tesa ha osservare i contenuti televisivi, ma sono obbligati perché quest’ultima è diventata oggetto di identificazione e ideazione per la massa. I contenuti televisivi, insieme a chi ne presta la sua immagine diventano ” un format da seguire, imitare “. Allora cosa possiamo dire dei contenuti sessisti, omofobi, violenza contro le donne, bullismo del ultimo GRANDE FRATELLO NIP? Nonostante critiche durissime, ritiro dei sponsor, bassi ascolti è andato in onda lo stesso. Fare critiche non migliora i contenuti, bisognerebbe agire.

Continuare ad alimentare ascolti, significa sostenere  e legittimare la messa in onda della spazzatura culturale e sociale che viene offerta quotidianamente. L’offerta televisiva risente anche dell’orario cui viene proposta. La fascia orario determina l’età dello spettatore, il suo livello culturale, i gusti in termini di interesse, la sua capacità di sviluppare un pensiero critico riguardo a ciò che visiona. Per anni in est Europa e tutt’ora, c’è una attenzione iperbolica nei riguardi delle telenovelle  sud americane. La televisione ha intercettato il bisogno di rispondere alle tante casalinghe rimaste a casa per colpa della crisi economica, e ha messa in onda a orari sia mattutini che pomeridiani le telenovelle. Talmente hanno avuto presa sul grande pubblico, che in Romania la televisione stessa ha dovuto creare un canale specifico, si intitola ” A Casa ” che mette in onda telenovelle 24 su 24. Cosa raccontano le telenovelle? Storie d’amore, di povertà, d’ infanzia rubata che finiscono a lieto fine dopo tanta sofferenza e sacrifico. A livello culturale non arricchisce per nulla, non muove riflessioni e dubbi, non rappresenta  una svolta ad una depressione nazionale che dura da anni.

Canale5 da anni, fa leva sulle telenovelle spagnole che vengono messe in onda ad orari di primo pomeriggio. Che pubblico intercetta e a quali bisogni dovrebbero rispondere? Per esempio: la solitudine, l’incapacità di consumare il proprio tempo diversamente,  la mancanza di lavoro.

Quando la società presenta un sintomo sociale evidente e si nutre di esso, allora la televisione lo concettualizza e lo sbatte in prima visone senza preoccuparsi che un comportamento, stile di vita possa essere dannoso a lungo termine socialmente. Essa vive di ascolti e tanti soldi. Cosi è successo con i reality, la cronaca, il gossip.

Adesso l’emergenza è puramente educativa e c’è bisogno di persone competenti  che dimostrano moralità e professionalità.

Grazie.

MANEA LILIANA.

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