Violenza assistita

La violenza assistita è la violenza a cui si assiste come terzi, senza però avere un potere decisionale nel fermarla. Questo termine entra nel vocabolario psicologico, per definire il malessere psico somatico, con effetti devastanti a lungo termine per chi ne è vittima indiretta. Nelle ricerche psicologiche, la violenza assistita è paragonabile in termini di sofferenza e regressione psicologica, a un trauma subito fisicamente e direttamente.  In effetti, quando anni fa scoppio gli omicidi e i suicidi dei soldati americani che tornavano dalla guerra, i medici diagnosticavano tali comportamenti come ” traumi post guerra ” e così ebbi inizio la storia della violenza assistita. Ossia non vittima diretta del pestaggio, maltrattamento, ma assistere a atti terribile che si infligge all’altro, per il gusto di torturarlo. Oggi il nostro codice giuridico ha introdotto e riconosciuto i danni di questo  ” trauma “. Viene per di più utilizzato in caso di separazione, dove i genitori dopo molte fatiche decidono di separarsi, e i figli pagano le conseguenze. I conflitti in cui sono immersi gli adulti in caso di separazione sono molti, ma i figli piccoli o grandi non hanno colpe, vanno tutelati non dallo stato, ma dai genitori. Lo stato, con l’intromessione degli assistenti sociali, non agisce nella difesa dei più deboli. L’allontanamento dai genitori non è sempre la cosa giusta, anzi si dimostra col tempo una mossa terribilmente sbagliata. Prima di togliere i figli, in caso di accuse da una parte sola dei coniugi/ compagni genitori, si dovrebbe mettere in atto una macchina giuridica non di allontanamento, ma di accertamento che i figli subiscono tali violenze dichiarate. I figli possono anche subire violenza assistita, ma troppo spesso sono vittime quanto il genitore che vuole la separazione, e che non riesce a ottenerla perché minacciato, maltrattato, ricattato dall’altra parte genitoriale. In questi casi, che vanno per la maggioranza, i figli hanno bisogno di trovare la pace sotto le braccia protettive del genitore vittima, che è riuscito finalmente a chiedere la separazione.

Troppo spesso, la denuncia di violenza assistita o altri reati gravi in seno alla famiglia, non parte dal genitore vittima, ma di colui che ha paura di perdere il controllo sulla propria famiglia e, allora si dimostra per ciò che è, ossia un violento. La mappatura psicologica della vittima, sopratutto se ci sono figli di mezzo non è quello di avere giustizia e quindi di denunciare, ma quella di riuscire a liberarsi dalle situazioni a rischio, che vive da troppo tempo. La paura, l’intimidazione, le minacce sono i sentimenti più provati  in situazioni devianti, per tutti i membri della famiglia. In carnefice ha le stesse paure, con la differenza che lui / lei gestisce i suoi stati emotivi, così come arrivano, senza censura e non riesce riconosce i suoi comportamenti come gravi, dannosi oppure pericolosi.

I figli, vittime di violenza assistita insieme alla alienazione parentale ( di cui parlerò successivamente)  sono gli adulti di domani, che per strane ragioni, sia psicologiche che sociali, metteranno in atto situazioni coniugali simili, a quelle che hanno vissuto. Sono poche  le persone che riescono salvarsi, dal non riproporre le stesse dinamiche malate di convivenza famigliare.

Difendiamo i fragili, i deboli da situazioni a rischio, ma non creiamo delle altre ancora più tragiche, solo per il gusto di vendetta. L’odio, è in se una violenza assistita, difficile da dimostrare per chi lo vive, ma gettarlo sui figli è sadismo, cattiveria, malvagita. Oggi, l’aiuto  psico terapeutico da frutti positivi, quando viene ricevuto da professionisti competenti e attenti. Negarlo, oppure rifugiarsi nella propria convinzione che la tua, è una verità assoluta, è controproducente per tutti i componenti della famiglia.

Grazie.

Manea Liliana.

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