Desireé . . . che tipo di riflessioni fa emergere questo terribile caso?

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La ragazza stuprata barbaramente e uccisa in modo altrettanto macabro e medievale, merita giustizia e riflessione. La giustizia terrena sembra essere stata fatta, anche in tempi brevi, speriamo in leggi e giudici che puniscono i suoi aguzzini, secondo i fatti.

Questo caso ha preso sembianze politiche e non solo. La gente del posto, racconta il degrado e la violenza quotidiana consumata nella loro presenza e testimonianza. Chiedono controlli e legalità. Gente disarmata e spaventata, che hanno paura di crescere i loro figli, in modo decoroso e onesto. La periferia da sempre è sinonimo di degrado / sporcizia / emarginazione sociale / delinquenza / prostituzione ecc. Palazzotti  enormi, anonimi, grigi accolgono intere comunità di persone, escluse dalla vita cittadina che offre proposte, spazi, linguaggi, modelli educativi e non solo, differenti e molteplici. Si rimane isolati per l’intera vita, da un vero processo di umanizzazione che l’uomo per natura dovrebbe andargli incontro. La comunità diventa chiusa  a lungo tempo, si mettono in atto meccanismi di difesa alternativi a quelli dello Stato, e un luogo invisibile si  trasforma in uno spazio territoriale pericoloso e mafioso.  Crescere sotto protettorato da piccoli, significa che ci si  espone a degli attacchi dall’altra parte, ossia a delle bande mafiose che sorgono, maturano e proteggono zone che decidono sono loro. Zone di confine dove si spaccia droghe, prostituzione, aggressioni di ogni tipo.

Educativamente e culturalmente  intere comunità  sono esposte alla intemperie  della vita sociale, relazionale, intellettuale, quelle caratteristiche responsabile dell’evoluzione e maturazione di un esistenza soddisfacente.  La povertà economica insieme all’isolamento geografico e demografico, educa di per sé una persona. La comunità chiusa a cui accennavo prima, funziona come una cultura interna al gruppo d’appartenenza, con  regole esplicite ma anche implicite, limita la libertà e la crescita.

L’arrivo massiccio di immigranti non regolari, e il loro collocamento nelle periferie hanno aumentato le difficoltà già esistenti sul territorio. Un territorio già provato e dimenticato dalle istituzioni stesse.

Il caso Dessirè ha suscitato polemiche politiche, ma non interrogazioni più elevate come, questioni educativi, la regolazione dei migranti e l’obbligo di entrare in programmi di integrazione culturale e l’insegnamento  rispetto il paese ospitante, la riqualifica delle periferie e la battaglia spietata all’illegalità. Le persone hanno bisogno dello Stato che funzioni e ponga loro a disposizioni strumenti educativi e di intrattenimento adeguati e controllati a lungo termine, per offrire la possibilità non solo di accedere ai servizi, ma di presa di coscienza della loro oppressione. Oppressione agevolata da uno stato di diritto e democratico. Questo caso riflette l’oppressione un un popolo che non ha strumenti per reagire e combattere per una vita migliore. Ricorda gli anni della pedagogia e la necessità politica e sociale di  Paul Freire in Argentina, il teatro dell’oppresso di Augusto Boal negli anni 50′ in Brasile. Sono forme d’arte e di pedagogia che possono essere predisposte a riemergere il malessere delle persone e favorire un cambiamento positivo. Oggi non abbiamo più i regimi totalitari al potere . . . almeno si spera che il totalitarismo non si sia trasformato in forme ancora più oppressive. Perché l’imposizione più grave non è solo quello imposta con la forza e la paura, ma quella subdola, che muove un comportamento ” contro la sua volontà “. Soltanto lo  sfruttamento della libertà raggiunge il massimo rendimento.

Solo nella comunità ( Gemeinschaft ) con gli altri ciascun individuo ha i mezzi per sviluppare in tutti i sensi le sue disposizioni; solo nella comunità diventa possibile possibile la  libertà personale ”  

Marx.

C’è bisogno di ordine e ascolto del cittadino.

Chiedo scusa alla ragazza come cittadina / donna / mamma, che una cosa simile ha potuto ucciderla senza che noi potessimo fare qualcosa.

Grazie.

Manea Liliana.

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